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Archive for aprile 2014

   Scoperta il 12 luglio 1826 all’interno di una fossa, stipata con altri bronzi, alcuni dei quali figurati, in età tardo-antica la Vittoria di Brescia ha immediatamente colpito l’immaginario di studiosi e pubblico tanto da divenire un simbolo della città.

  L’opera è, in effetti, fra i capolavori più alti della scultura ellenistica in bronzo giunti fino a noi e la sua storia merita qualche momento di attenzione. Anche ad uno sguardo superficiale appaiono evidenti interventi di trasformazione anche traumatici che hanno stravolto l’aspetto originario dell’opera. I restauri terminati nel 2003 hanno di contro permesso di rivedere l’insieme in una forma più prossima al’originale e ha riconoscerla con certezza come un tipo di Afrodite creata in età ellenistica attraverso la fusione sincretistica di modelli di tradizione classica e tardo-classica.

   Un dato importante sulla cronologia e sul contesto di creazione del tipo ci è dato da un passo di Apollonio Rodio (Argonautiche I, 742-746) in cui è descritto con estrema precisione uno schema iconografico molto prossimo a quello del bronzo bresciano: “vi era rappresentata la Citerea dalla folta chioma che tiene lo scudo di Ares; la bordura del chitone le è scivolata dalla spalla sopra il gomito sinistro fin sotto il seno, e così l’esatta immagine inversa appare specchiata nello scudo bronzeo”. Lo stesso tipo compare in monete di età medio-imperiale da Corinto ma ragioni stilistiche e compositive tendono ad escluderne un’origine peloponnesiaca rimandando piuttosto ad ambiente rodio e tolemaico, realtà per altro più prevedibili considerando la cultura visiva di Apollonio.

  L’opera è una testimonianza del gusto erudito del pieno ellenismo e presenta tutta una serie di derivazioni da modelli illustri.

–         l’appoggio del piede su un rialzo (roccia o tartaruga) e l’avvolgersi dell’himation intorno alle gambe hanno il più stretto riscontro con l’Afrodite Urania tipo Cirene, variante realizzata alla metà del IV a.C. dal modello dell’Afrodite Urania di Fidia in Elide completata intorno al 425 a.C.

–         la torsione del busto e il scivolare della spallina hanno un diretto precedente nella cosiddetta Charis del Palatino a sua volta variante con inversione dell’andamento dell’Afrodite tipo Louvre-Napoli attribuita a Callimaco e datata intorno al 420-410 a.C.

–         il moto laterale delle braccia è chiaramente ripreso dall’Eros di Tepsie realizzato da Lisippo entro il 335 a.C.

    In origini quindi ci saremmo trovati di fronte ad una statua di Afrodite intenta a specchiarsi nello scudo di Ares. Fin da età ellenistica esisteva però un altro modello di cui terranno conto gli artigiani romani quando modificheranno la statua per trasformarla in Vittoria. Realizzata verosimilmente nella generazione dei Diadochi l’Afrodite tipo Perge-Capua è nota da un buon numero di copie di epoca romana. Rispetto al modello originario della statua bresciana questa presentava due varianti essenziale, se la più evidente è il torso nudo anziché panneggiato quella più significativa riguarda la posizione delle braccia, nell’Afrodite Capua-Perge infatti solo il braccio sinistro reggeva lo scudo – che veniva poi appoggiato alla gamba, mentre la mano destra era libera ed impugnava lo stilo. La Dea, infatti, non era raffigurata intenta a specchiarsi ma a tracciare un’iscrizione dedicatoria od onoraria sullo stesso, questo schema verrà ripreso con regolarità nelle Vittorie di età romana. Altro elemento destinato a grande fortuna è la concezione delle prospettive visuali, infatti, mentre il modello originario dell’Afrodite bresciana prevedeva una visione a 360° quella tipo Capua-Perge è pensata per una visione sostanzialmente frontale e con tale visione saranno pensate le Vittorie di età romana, compresa quella di Brescia dopo gli interventi che ne hanno mutato la fisionomia.

   Per quanto riguarda il trattamento delle superfici l’esemplare bresciano mostra stretti raffronti con originali di epoca medio e tardo tolemaica. L’Afrodite di Brescia sembra quindi appartenere pienamente a quella tradizione, potrebbe trattarsi di un originale di II a.C. anche se la mancanza di prove invita ad una prudenza quanto meno d’obbligo in questi casi ed a pensare in alternativa ad una copia eseguita in età tardo-ellenistica o romana in qualche bottega di altissimo livello sita verosimilmente in qualche centro del Mediterraneo orientale il cui ellenismo ancora fresco e vitale, lontanissimo dai raffreddamenti accademici che diverranno prevalenti in età augustea, favorisce una proposta cronologica non successiva all’età triunvirale o al limite ai primi anni del principato.

   Nulla sappiamo dell’arrivo dell’Afrodite a Brescia, anche considerandola un originale ellenistico appare difficile ipotizzare il dono di un esemplare di tale prestigio ad un centro periferico in età tardo-repubblicano, specie considerando il particolare statuto giuridico di Brixia città indigena federata e non colonia romana di pieno diritto. Più probabile appare pensare all’età augustea tenendo anche conto degli importanti rifacimenti che caratterizzano in questo periodo il complesso forense bresciano e la frequente donazione di immagini simbolicamente pregnanti del nuovo regime che caratterizza la politica culturale augustea tanto n Italia quanto nelle provincie. In quest’ottica il bronzo si sarebbe perfettamente adattato a raffigurare Venus Genitrix intenta ad incidere sullo scudo le imprese della gens Iulia secondo una funzione ipotizzata da Zanker anche per l’Afrodite del foro di Capua. Se così fosse a questo orizzonte cronologico andrebbero datati i primi interventi di modifica con il rifacimento del braccio destro per adattarlo alla nuova funzione e lo spostamento dello scudo il cui equilibrio statico viene ottenuto con un tassello fissato sulla gamba sinistra di cui ancora si nota l’apertura ottenuta tagliando la lamina metallica senza curarsi dell’andamento dei panneggi.

  Non crea invece sostanziali problemi la ricostruzione del contesto che ha portato alla definitiva trasformazione in Vittoria. Nel 69 d.C. a Bedriacum Antonio Primo, luogotenente di Vespasiano, ottiene la decisiva vittoria su Vitellio. L’appoggio fornito dalla popolazione di Brixia alla causa Flavia sarà ampiamente ricompensato da Vespasiano con gli importanti interventi di monumentalizzazione degli spazi pubblici di cui si è già parlato in questa sede (https://infernemland.wordpress.com/2012/03/02/il-capitolium-di-brescia-note-su-un-monumento-romano-dellitalia-settentrionale/) e che appare il momento più verosimile per la consacrazione dall’immagine della Vittoria ottenuta riadattando l’immagine già presente di Afrodite. Dal punto di vista tecnico questi interventi appaiono decisamente invasivi e spesso realizzati in modo sommario, le ali vengono infatti fissate con perni alla schiena senza tener conto dell’andamento delle superfici esistenti come si può notare in relazione all’ala destra fermata a cavaliere fra spalla nuda e panneggio che risultano tagliati in modo assolutamente innaturale; tali interventi si spiegano solo con una collocazione della statua in modo tale da rendere esclusiva una visione frontale che avrebbe nascosto le imprecisioni dell’intervento.

   Il ritrovamento all’interno di una fossa – il cosiddetto “ripostiglio dei bronzi” – insieme ad altri elementi scultorei e decorativi del complesso forense sembra relativa ad un volontario nascondimento che appare verosimile datare alla fine del IV d.C. in relazione al’editto di Teodosio e alla chiusura dei templi pagani. Forse la Vittoria è stata interrata per essere messa in salvo dal furore iconoclasta dai galilei e in questo caso non saremo mai abbastanza riconoscenti a quelle mani pietose che hanno permesso a questo assoluto capolavoro dalla classicità di vincere i tempi e di giungere a noi in tutto il suo splendore.

Brescia Afrodite

Brescia Afrodite Victoria

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