Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for giugno 2016

 La sfera della religione dell’Africa romana come quella di tutto il mondo classico, sia nelle sue forme pubbliche sia in quelle private e personali, è affiancata da un insieme di credenze e superstizione che sfuggono dalle norme riconosciute della religione e confluiscono nella superstizione popolare e nella magia. Parte di questa dimensione-pseudoreligiosa è già sta affrontata in relazione alle forme di religiosità privata e ai numerosi simboli apotropaici e profilattici, in questa sede saranno analizzate principalmente le problematiche legate al mondo della magia e della stregoneria, di cui la regione ha restituito numerosi documenti.
Il Corpus epigrafico hadrumentino, numericamente limitato alquanto ripetitivo, in quanto composto per la gran parte da epitaffi funerari seriali, presenta un unico elemento di particolare interesse. Si tratta di un elevato numero di tavolette in piombo con formule di maledizione o incantesimi di magia nera ritrovate nelle sepolture cittadine. Tutte le iscrizioni sono su lamina plumbea, secondo quella che è la tipologia ovunque meglio attestata; molto probabilmente ne esistevano anche su altri materiali (cera, papiro) analogamente a quanto indicato sui papiri magici, ma di esse non rimane testimonianza.
 Sono state ritrovate trentacinque tavolette scritte per lo più in latino, anche se a volte con caratteri greci e, saltuariamente, in greco.
Le defixionum tabellae sono la parte conclusiva, la testimonianza di un rito di magia nera finalizzato a bloccare un avversario, impedendole di raggiungere i propri scopi e costringendolo a lasciare libertà d’azione all’autore della maledizione. Il termine deriva da defigere (infiggere, fissare), non necessariamente nel senso di uccidere, raramente attestato e solo in epoca tarda, quanto in quello di immobilizzare, rendere inefficace.
 Gli studi fondamentali su queste classi di materiali risalgono alla fine del XIX e agli inizi del XX secolo; per quanto riguarda la documentazione di età ellenistica e romana rimane a tutt’oggi di riferimento la raccolta realizzata da August Audollent in occasione della sua tesi di dottorato nel 1904. I materiali hadrumentini, ritrovati in occasione degli scavi delle necropoli alla fine del XIX secolo sono stati pubblicati dall’Audollent mentre sono quasi totalmente assenti edizioni più recenti.
Il filologo francese ha organizzata questa documentazione in cinque categorie, in relazione al contesto cui era finalizzata la defissione. Le necropoli hadrumentine hanno restituito materiali relativi a due di queste classi, quelle per altro più universalmente diffuse in età romana: le defixiones amatoriae e le defixiones agonisticae, con una schiacciante maggioranza percentuale di queste ultime.
Le Defixiones. Problemi generali
Le defissioni possono fornire importanti informazioni su forme di religiosità alternative e contrapposte a quella ufficiale. Per quanto non originarie della regione considerata esse attestano della diffusione di pratiche rituali, e quindi di una “teologia magica” di riferimento, creatasi nell’Egitto tolemaico dall’incontro sincretistico di tradizioni diverse: egiziana, greca, ebraica, mesopotamica, e successivamente diffusasi in tutto il mondo ellenistico e poi romano in forme sostanzialmente similari.
In tal senso è opportuno insistere sul fatto che le tavolette sono solamente quello che resta, il fossile di una ben più complessa pratica rituale composta da gesti e parole di cui la tavoletta vuole conservare la memoria in modo da renderla più efficace. Essa rifletterà, se pur in forma molto abbreviata, i rituali da cui è sottesa ed il sistema culturale a cui essi si rifacevano.
 Un’importante conferma in tal senso ci è offerta da un passo riportato da un papiro magico conservato presso la Bibliothéque National di Parigi ed esplicitante il modo per realizzare un incantesimo d’amore. Il rito descritto utilizza una bambolina d’argilla e non una tavoletta di piombo, e sarà questa bambolina a rimane come fossile del rituale, ma soprattutto il papiro ci informa del complesso rituale che stava alle spalle dell’oggetto; dobbiamo pensare a pratiche analoghe sottese alle tabellae plumbee.
 La defissione si presenta come un rituale magico – o magico-religioso – finalizzato a legare o immobilizzare, stando al significato letterario del termine, una persona che si vuole condizionare o annullare a secondo dei tipi di iscrizioni.
 La defissione condanna la vittima del maleficio, la consacra agli Dei inferi fino al conseguimento dell’obbiettivo voluto, raramente si richiede esplicitamente la morte della vittima – ovviamente mai nelle de fissioni erotiche che formano una parte percentualmente significativa. I rituali avevano una dimensione ctonia confermata dai contesti di rinvenimento; il punto terminale di questi complessi rituali  –difficilmente ricostruibili e parzialmente noti solo dai papri egiziani – e la realizzazione della laminetta plumbea che rappresenta ad un tempo l’unico fossile del rito ed una parte essenziale di esso. Il materiale più diffuso per la realizzazione di queste lamine è il piombo – ad Hadrumetum è l’unico materiale testimoniato – e per quanto non fosse di uso esclusivo esso si prestava per caratteristiche intrinseche a questi rituali. Esso è deformabile – secondo una pratica di rovesciamento e deformazione che caratterizza tutte le pratiche magiche; freddo come il mondo ctonio cui si consacrano le vittime; “senza splendore”, “senza valore” o “inutile” come le parole e gli atti di coloro che venivano nominati. Le iscrizioni hadrumentine non offrono indicazioni precise al riguardo ma appare probabile che i rituali obbedissero a logiche analoghe.
 I papiri informano che il testo andava recitato mentre lo si scriveva, la scrittura aveva fondamentalmente il ruolo di eternare le formule pronunciate nel rito e allo stesso la defissione diveniva una sorta di lettera che doveva venir recapitata alle divinità infernali perché ne compissero le richieste; essa deve quindi essere collocata in un luogo a contatto con il mondo infero. Per quanto riguarda Sousse tutti gli esemplari sono stati ritrovati all’interno di tombe, molto probabilmente inseriti grazie ai condotti per libagioni estremamente diffusi nella regione.
  Questa complessità rituale esclude la possibilità che gli autori fossero le persone direttamente interessate. Dovevano esistere specialisti, dotati di una specifica formazione a cui rivolgersi per queste attività. In alcuni casi: Roma, Cipro, Atene, sono stati ritrovati nascondigli pieni di defissioni scritte tutte dalla stessa mano (o da un numero ristretto di mani, lo stregone ed i suoi aiutanti), testimoniando l’esistenza di professionisti delle arti occulte.
  Un indizio in tal senso è offerto dall’esistenza dei papiri magici, autentici testi di lavoro per professionisti.
Il Corpus epigrafico hadrumentino, numericamente limitato alquanto ripetitivo, in quanto composto per la gran parte da epitaffi funerari seriali, presenta un unico elemento di particolare interesse. Si tratta di un elevato numero di tavolette in piombo con formule di maledizione o incantesimi di magia nera ritrovate nelle sepolture cittadine. Tutte le iscrizioni sono su lamina plumbea, secondo quella che è la tipologia ovunque meglio attestata; molto probabilmente ne esistevano anche su altri materiali (cera, papiro) analogamente a quanto indicato sui papiri magici, ma di esse non rimane testimonianza.
  Sono state ritrovate trentacinque tavolette scritte per lo più in latino, anche se a volte con caratteri greci e, saltuariamente, in greco.
  Le defixionum tabellae sono la parte conclusiva, la testimonianza di un rito di magia nera finalizzato a bloccare un avversario, impedendole di raggiungere i propri scopi e costringendolo a lasciare libertà d’azione all’autore della maledizione. Il termine deriva da defigere (infiggere, fissare), non necessariamente nel senso di uccidere, raramente attestato e solo in epoca tarda, quanto in quello di immobilizzare, rendere inefficace.
  Gli studi fondamentali su queste classi di materiali risalgono alla fine del XIX e agli inizi del XX secolo; per quanto riguarda la documentazione di età ellenistica e romana rimane a tutt’oggi di riferimento la raccolta realizzata da August Audollent in occasione della sua tesi di dottorato nel 1904. I materiali hadrumentini, ritrovati in occasione degli scavi delle necropoli alla fine del XIX secolo sono stati pubblicati dall’Audollent mentre sono quasi totalmente assenti edizioni più recenti.
 Il filologo francese ha organizzata questa documentazione in cinque categorie, in relazione al contesto cui era finalizzata la defissione. Le necropoli hadrumentine hanno restituito materiali relativi a due di queste classi, quelle per altro più universalmente diffuse in età romana: le defixiones amatoriae e le defixiones agonisticae, con una schiacciante maggioranza percentuale di queste ultime.
 Nelle pagine seguenti saranno presentate le iscrizioni e se ne fornirà un commento tipologico finalizzato al riconoscimento dei contesti funzionali, alle possibili committenze e, qualora possibile, alle concezione magico-teologiche che erano sottese a queste pratiche e di cui si può ritrovare traccia nelle invocazioni alle divinità o nelle formule dedicatorie.
 Le defissioni possono fornire importanti informazioni su forme di religiosità alternative e contrapposte a quella ufficiale. Per quanto non originarie della regione considerata esse attestano della diffusione di pratiche rituali, e quindi di una “teologia magica” di riferimento, creatasi nell’Egitto tolemaico dall’incontro sincretistico di tradizioni diverse: egiziana, greca, ebraica, mesopotamica, e successivamente diffusasi in tutto il mondo ellenistico e poi romano in forme sostanzialmente similari.
 In tal senso è opportuno insistere sul fatto che le tavolette sono solamente quello che resta, il fossile di una ben più complessa pratica rituale composta da gesti e parole di cui la tavoletta vuole conservare la memoria in modo da renderla più efficace. Essa rifletterà, se pur in forma molto abbreviata, i rituali da cui è sottesa ed il sistema culturale a cui essi si rifacevano.
  Un’importante conferma in tal senso ci è offerta da un passo riportato da un papiro magico conservato presso la Bibliothéque National di Parigi ed esplicitante il modo per realizzare un incantesimo d’amore. Il rito descritto utilizza una bambolina d’argilla e non una tavoletta di piombo, e sarà questa bambolina a rimane come fossile del rituale, ma soprattutto il papiro ci informa del complesso rituale che stava alle spalle dell’oggetto; dobbiamo pensare a pratiche analoghe sottese alle tabellae plumbee.
 Questa complessità rituale esclude la possibilità che gli autori fossero le persone direttamente interessate. Dovevano esistere specialisti, dotati di una specifica formazione a cui rivolgersi per queste attività. In alcuni casi: Roma, Cipro, Atene, sono stati ritrovati nascondigli pieni di defissioni scritte tutte dalla stessa mano (o da un numero ristretto di mani, lo stregone ed i suoi aiutanti), testimoniando l’esistenza di professionisti delle arti occulte.
 Un indizio in tal senso è offerto dall’esistenza dei papiri magici, autentici testi di lavoro per professionisti.
Defixionum agonisticae
le defixionium agonisticae hanno come precedentemente detto formano la parte più consistente dei corpus di iscrizioni magiche hadrumentine (ventiquattro esemplari su trentasette).
  Molte delle iscrizioni sembrano riferirsi allo stesso evento o ad eventi in cui correvano gli stessi cavalli. La presenza di più tavolette relative ad un unico evento non deve sorprendere. Come dimostrato da Brown e ribadito da Graf le defissioni non erano eseguite dai concorrenti rivali ma dai tifosi. Il fenomeno si lega al ruolo che le corse circensi avevano nella società imperiale, e ancor più in quella tardoantica, in cui gli aurighi erano un importante canale di mediazione fra le élite che finanziavano le corse e la massa dei loro tifosi. La corsa metteva in gioca rapporti di potere e relazioni sociali e la vittoria di una fazione era vista come l’affermazione di un determinato gruppo . In un contesto così organizzato non sorprende che più persone siano ricorse a pratiche magiche in occasione del medesimo evento.
Esempi.
1

1

La presente iscrizione presenta numerose particolarità che la differenziano da quelle precedentemente descritte. In primo luogo appare evidente la presenza di un duplice  testo. Il primo è disposto a cornice intorno alla lamina e presenta la formula propria di dedicazione. La formula indica i destinatari dell’incantesimo, gli aurighi delle fazioni dei rossi e dei verdi, che in questa volta vengono indicate con precisione e quello che si chiede alle divinità, sostanzialmente di impedire ai cavalli di queste fazioni di correre, di impedirgli di vincere e di condurli alla rovina.Il testo al centro della tabella riprende lo schema che si è visto negli esempi precedenti ampliandolo e rendendolo più complesso. In primo luogo sono indicati i nomi di alcuni aurighi, l’Audollent ne identificava sette (Privatianus Superstianus, Salutaris, Superstes, Elius, Castor e Repentinus), che compaiono nella parte più alta dell’iscrizione. In totale sarebbero nominati sette aurighi e quarantatre cavalli, tutti appartenenti alle fazioni dei rossi e dei verdi, contro i quali è rivolto l’incantesimo.Forse la lunghezza dell’iscrizione e l’interminabile litania di nomi hanno portato l’autore a variare maggiormente la scelta verbale, a cadat/cadant e frangat/frangant si aggiungono in questo caso vertat e male gire sempre al singolare.Maggior interesse presenta la formula magica. Essa si caratterizza per la ripetizioni di serie di tre lettere KKK AAA LLL, secondo un procedimento che trovo confronti nelle formule dei papiri magici . Seguono segni magici di difficile interpretazione e alcune lettere che sembrano indicare, seppur in modo confuso, il nome di una divinità: IAO.Questa è una delle formule più usate per trascrivere in greco il nome del Dio degli ebrei . La formula introduce quello che è uno degli elementi più caratteristici della magia nera nella regione, l’influenza dell’ebraismo. Agli occhi degli antichi la religione ebraica presentava particolarità e tratti caratteristici che attiravano l’attenzione dei cultori di arti magiche.Esso appariva come un culto straniero, diverso rispetto alla religione tradizionale, in qualche modo corrispondente a quell’idea di rovesciamento, o almeno di alterità, che è tratto essenziale dei rituali magici. E’ un processo ben noto per cui a partire dall’età ellenistica, quando la civiltà greca viene a contatto con il mondo orientale, mentre certi elementi vengono assorbiti dalla religione ufficiale tramite processi sincretistici altri rimangono marginalizzati, divenendo patrimonio di esperienze misteriche o magiche. Così il fraintendimento della religione persiana porta alla risementizzazione dello stesso valore semantico di  magei/a  e nell’Egitto greco-romano erano le divinità indigene ad essere la fonte dei maggiori poteri . L’utilizzo per queste finalità del Dio ebraico rientra in procedimenti sincretistici ben conosciuti.L’ebraismo presentava però altri tratti che agli occhi dei greci e dei romani ne facevano una religione misteriosa, con tratti inquietanti, molto prossimi a quel rovesciamento dei culti tradizioni che è sempre sottinteso alla religiosità magica. Il fatto che nome di Dio non fosse pronunciabile e fosse vietata la raffigurazione della sua immagine lo facevano apparire come una divinità occulta, misteriosa, caratterizzata da particolari poteri . In particolar modo il divieto di pronunciarne il nome veniva interpretato come conseguenza di un potere particolare insito in esso, analogamente agli onómata barbariká utilizzati nei riti magici.Tutto ciò contribuì a creare l’idea che gli ebrei fossero potenti maghi. Di certo in tal senso erano concepiti Mosé , forse a seguito della conoscenza dell’episodio biblico della contesa con i maghi del faraone, e Gesù .L’eco di questa tradizione fu talmente forte che giunse ad influenzare la stessa cultura ebraica introducendovi elementi esoterici che le erano totalmente estranei, la Cabala che raggiunge la sua massima fortuna nella Spagna medioevale nasce in Palestina durante il I d.C. e conserva buona parte della scienza occulta tardoellenistica fusa con influenze neoplatoniche ; nello stesso periodo o poco più tardi vennero composti alcuni apocrifi biblici: Sapienza di Salomone e Testamento di Salomone, di spiccata connotazione magica.L’influenza ebraica è quindi molto forte nella cultura magica romana ed appare diffusa in tutto l’impero. Nelle province africane questa tradizione doveva essere molto forte, IAO è sicuramente la figura divina più frequentemente invocata delle defissioni africane, così come attestate con una certa frequenza sono formule magiche esplicabili tramite l’ebraico. L’associazione fra gli ebrei e la pratica della magia è ancora diffusa nel folclore locale. 

2

2

La tabella rappresenta l’esemplare più completo e meglio conservato di una tipologia di defissioni attestata con notevole frequenza nella regione hadrumentina,

Sulla fronte è l’invocazione agli dei inferi: una colonna, alla destra del campo, presenta una teoria di nomi incomprensibili, di onómata barbariká in cui dobbiamo vedere nomi di demoni. La gran parte del campo è occupata dall’elemento che caratterizza questo tipo di tavolette, ovvero la rappresentazione iconografica di un demone.

Si tratta di una figura maschile, probabilmente nuda (un triangolo sembra indicare schematicamente i genitali), con lunga barba e copricapo con due pennacchi, sempre che non si tratti di una strana acconciatura; come unico elemento di abbigliamento indossa una cintura frangiata decorata da borchie circolari. Con la mano destra regge una lampada posta su un alto fusto mentre con la sinistra reca un vaso, probabilmente un hydria dotata di maniglia. La figura è collocata al di sopra di una nave, resa in modo molto schematico.

L’identificazione del personaggio è stata a lungo dibattuta; secondo i primi studiosi raffigurerebbe un demone generico, non identificabile; Audollent  ne esclude la natura infera e penso piuttosto ad un’immagine umano, forse lo stesso stregone in abiti rituali. Gauckler  aveva proposto di vedervi un’immagine del Dio egiziano Seth; ipotesi ripresa successivamente da Foucher  e in seguito generalmente accettata. Il Dio, nemico di Osiride e personificazione delle forze negative del mondo, ben si prestava ad essere invocato in occasione di riti magici.

 I papiri egiziani ci confermano questa associazione  e ne mostrano un’altra, non priva di interesse.  A seguito della confusione fra i culti tradizionali egiziani avvenuta in età tolemaica e romana Seth, oltre che dio della distruzione si era caricato di valenze di tipo solare; essendo Helios il dio supremo della teologia magica, specie in ambito egiziano, l’associazione di Seth con la sfera solare garantì alla divinità egiziana una inattesa fortuna in epoca romana.

Sia sul petto del demone che sulla nave sono presenti iscrizioni, tutte alquanto problematiche. L’iscrizione sul petto è apparentemente incomprensibile, un indizio potrebbe venire dall’esplicazione proposta da Bruston  per la formula che compare su analoga defissione (BAITMO ARBITTO), esplicitata come adattamento in greco di una formula rituale ebraica. L’ipotesi è alquanto probabile anche per le formule che compaiono sulle altre tabelle ma, come già notato da Foucher , lo studio di Bruston si limitava ad un’unica iscrizione e i filologi successivi hanno totalmente ignorato il problema.

L’iscrizione incisa sulla nave: Noctivagus Tiberis Oceanus è anch’essa poco chiara, Audollent propone di vedervi nomi di cavalli, proponendo convincenti confronti onomastici ma senza spiegare la ragione per cui i nomi dei cavalli sono stati collocati in questa posizione.

Sul verso è collocato il corpo dell’iscrizione. Questo, pur non presentando particolare originalità, presenta numerose differenze rispetto a quelli fino ad ora analizzati.

Il testo comincia con un’autentica consacrazione alle divinità infere, che in genere non si trova espressa in modo così diretto. In oltre il rituale sembra diretto specificamente contro gli aurighi che vengono indicati con precisione: Clarus, Felices, Primulus, Romanus. Si tratti di aurighi delle fazioni dei bianchi e degli azzurri, siamo quindi in presenza di una defissione votata da un sostenitore dei rossi o dei verdi e quindi contrapposta alle precedenti. Essa però tende a confermare una possibile alleanza fra le varie fazioni del circo: azzurri-bianchi e rossi-verdi, che appaiono sistematicamente associate.

Le differenze di impostazione formale sono da attribuire all’attività di un diverso stregone, probabilmente anch’esso attivo in città e anch’esso specializzato in questo genere di malefici. Credo si possa ipotizzare la presenza in loco dello stregone e non pensare ad un mago di passaggio per il fatto che sono state ritrovane numerose tavolette analoghe (nn. 14-19) e non esemplari sporadici ed isolati.

Dal punto di vista della teologia magica non sembrano invece riscontrarsi particolari differenze, a conferma di una impostazione cultura sostanzialmente omogenea per gli specialisti di scienze occulte in epoca imperiale.

Significativa è, anche in questo caso, l’importanza dell’elemento ebraico che si conferma essere il tratto più caratterizzante la pratica magica nella regione. Infatti non solo va probabilmente riportata a matrice ebraica la formula incisa sul petto del demone, ma sicuramente in questo senso va letta la conclusione del testo con la formula Iaw Iajdaw ooriw.ahra che presenta l’invocazione al Dio degli ebrei, che abbiamo visto essere quasi canonica nelle invocazioni magiche locali seguita dalla traslitterazione in greco di una formula ebraica traducibile con “non vegga la luce” quindi “non possa vincere”

Defixiones amatoriae

La parte restante delle iscrizioni magiche hadrumentine è data da un lotto di defixiones amatoriae (dieci esemplari). Si tratta di un insieme numericamente inferiore rispetto a quello dei testi a destinazione agonistica, elemento abbastanza insolito essendo le defissione a carattere erotiche quelle in genere maggiormente diffuse: in oltre esse appaiono meno omogenee di quelle agonisticae e vi risulta attestato un maggior numero di tipologie formali.In conclusione verranno presentate alcune iscrizioni in cui non è possibile identificare il contesto di pertinenza. La “magia erotica” è forse in assoluto quella più diffusa in tutto il mondo antico, quella che meglio conosciamo sia per la frequenza delle attestazioni epigrafiche sia per la ricca documentazione papirologia e letteraria. Essa trova facile spiegazione all’interno di una società fortemente gerarchizzata, in cui l’accesso alle ragazze, specie quelle di buona famiglia non era mai facile. Il ricorso alla magia poteva fornire una via privilegiata per raggiungere questi scopi .Il matrimonio, specie con una ragazza di famiglia agiata, rappresentava un’importante occasione di promozione sociale, promozione comunque non facile da ottenere vista la difficoltà di accostarsi a questa fonte di benefici, proprio per questo era frequente il ricorso alla magia. Una conferma in tal senso viene dal fatto che la stragrande maggioranza di defissioni erotiche è rivolta nei confronti di ragazze da marito.Per quanto le formule magiche attestate sui papiri presentino l’opportunità di inserire il nome del marito , e siano quindi utilizzabili anche per aver successo in relazioni clandestine questo elemento non compare quasi mai nella documentazione reale, ed in genere le donne oggetto di defissioni non sono mai donne sposate ma “donne per tutta la vita” secondo l’espressione dei papiri .Questo non esclude che si potesse far ricorso alla magia anche in altre situazioni amorose. Alcune iscrizioni sembrano testimoniare un’autentica sofferenza per un amore non corrisposto e non un semplice stratagemma per ottenere una promozione sociale. E’ questo il caso delle defissioni dedicate da donne o ragazze, per le quali non si può certo invocare una finalità matrimoniale nel senso sociale del termine. Iscrizioni analoghe sono presenti nella documentazione hadrumentina. Le iscrizioni forniscono in tal senso un vivace quadro della società del tempo, dei rapporti sociali e delle aspirazioni personali di coloro che vi hanno fatto ricorso.

4

Defissione amatoria di ampie dimensioni e di particolare interesse sia per ragioni religiose che sociali. L’iscrizione è in latino, scritto in caratteri greci A riguardo delle informazioni sulla mentalità del tempo ricavabili da questa iscrizione appare di grande interesse la commissione della stessa, la defissione è infatti stata votata da una donna o da una ragazza, Septima, figlia di Amoena nei confronti di un uomo, Sextilius, figlio di Dionysia. Le defissioni dedicate da donne sono relativamente rare ma saltuariamente attestate in tutto il mondo romano. Esse forniscono un interessante riflesso di una società in cui il ruolo femminile, pur marginalizzato non era totalmente annullato ed in cui le donne avevano una certa libertà di gestire i propri spazi privati, almeno finché questi non venivano a cozzare con le ragioni famigliari. L’iscrizione è quindi probabilmente il frutto di un affetto sincero molto più di quanto non siano quelle dedicate da uomini, in cui la dimensione di ascesa sociale è prevalente. Si noti come nel testo non compaiano quelle formule che tentano di legare a se una persona per la vita, quindi connesse al matrimonio, ma un semplice desiderio d’amore e di passione, svincolato dalla necessità sociali.Estremamente ricco è anche l’immaginario religioso che traspare dal testo. Il testo comincia con l’espressione per magnum deum et per Anterotas, il primo è probabilmente Osiride, almeno a quanto si può intuire dal prosieguo dell’iscrizione; il secondo può essere interpretato come una deformazione del nome greco Anteros, personificazione dell’amore infelice .Segue il giuramento sul proprio capo e sulle sette stelle, elemento della cosmologia mesopotamica, ripreso in epoca romana dalla magia caldea ; seguito dalle solite formule di maledizione per cui l’amato non possa più fare nulla nella vita quotidiana se non si arrenderà all’amore di colei che ha votato la defissione. Il testo è assolutamente canonico se non per l’inversione delle componenti maschili e femminili.La seconda parte del testo comincia con un’elencazione di onómata barbariká in cui si riconoscono alcuni nomi di probabile origine egiziana: Pachnouphy, Pithipemi oltre all’immancabile inserimento del Dio degli ebrei: Eloe Sabaoth. Seguita da una ripetizione delle richieste nei confronti dell’amato. La chiusura del testo è forse la parte più interessante. Qui il mago impone agli dei di realizzare le sue richieste minacciandoli. Per l’esattezza lo stregone, seguace di Seth, minaccia di scendere nella tomba di Osiride e di distruggerne il corpo che Iside ed i suoi alleati hanno faticosamente ricostruito. In tal modo egli impone la propria volontà agli dei rendendo sicura la riuscita dell’incantesimo. La sua minaccia può avere successo perché il mago può identicarsi con il “magnus decanus dei magni dei” ovvero il capo delle personalità divine che vegliano sulla tomba di Osiride . In tal modo egli potrebbe scendere facilmente nella tomba e compiere la sua vendetta se gli Dei non esaudiranno le sue richieste.L’imposizione e la minaccia nei confronti del divino sono elemento ben noto della pratica magica. A lungo l’opposizione fra magia e religione e stato visto nel fatto che la prima chiede, implora, l’aiuto della divinità lasciando a questa la libertà di intervenire mentre la seconda impone la propria volontà al divino . Per quanto la realtà è molto più sfumata delle teorie degli studiosi ed i due atteggiamenti sono fra loro inscindibili, non si può negare che forme di costrizione magica delle divinità siano conosciute al mondo greco-romano come testimonia, seppur con la cautela con cui vanno sempre viste le testimonianze di natura letteraria, il celebre passo della negromanzia di Eritto nella “Farsalia” di Lucano .La minaccia agli dei, oltre all’interesse che presenta in se stessa, in quanto unica testimonianza nella documentazione locale di ricorso a queste pratiche, fornisce precisi indizi sulla formazione culturale dello stregone. IL riferimento ad Osiride, considerato in età imperiale divinità prettamente funeraria, e il preciso richiamo alla mitologia egizia rimandano chiaramente a quel mondo. Siamo in presenza di un esempio di magia egiziana, o meglio di quella magia sincretistica sviluppatasi ad Alessandria che unisce sincretisticamente su una base egiziane elementi greci, ebraici e mesopotamici.

 

 

Annunci

Read Full Post »