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Posts Tagged ‘Direttori d’orchestra’

Nato il 26 marzo 1925 a Montbrison non lungi da Lione Pierre Boulez è stato una delle figure centrali della vita musicale del secondo Novecento, uno dei più lucidi testimoni di un approccio strutturale e razionalistico alla musica tanto sul piano compositivo quanto su quello della direzione d’orchestra.

Concezione razionalistica e rigorosa dall’arte e della vita che probabilmente gli derivava dagli studi matematici iniziati prima della definitiva consacrazione musicale e affinata al conservatorio di Parigi con maestri della statura di Olivier Messiaen, Andrée Vaurabourg moglie di Arthur Honneger e di René Leibowitz con il quale approfondì le problematiche relative alla serialità e agli estremi sviluppi della dodecafonia rivelandosi alla fine degli anni 40 con le prime composizioni, le cantate “Le visage nuptial” e “Le soleil des eaux” , negli stessi anni la formazione francese si arricchiva con la frequentazione dei seminari musicali di Darmstadt e con la frequentazione dei maggiori protagonisti dell’avanguardia musicale del tempo a comincia da Karlheinz Stockhausen con cui si fece protagonista di un applicazione rigorosa ed estrema delle modalità post-dodecafoniche.

A partire dagli anni sessanta la complessità del linguaggio musicale di Boulez cresce progressivamente – e un ruolo non secondario deve aver giocato la necessità di confrontarsi con moduli e approcci musicali e antitetici dovuta all’attività di direttore d’orchestra che sempre ha affiancato quella di compositore – hanno portato ad un ripensamento dell’estetica di Boulez che superati i furori giovanili ha riscoperto un rapporto più dinamico con il “fare musica” fino alla riscoperta ci certi aspetti soprattutto timbrici di pretta matrice francese che risalivano fino a Debussy attraverso la lezione di Messiaen.

Ma al fianco dell’attività di compositore e di teorico la fama di Boulez è principalmente legata – almeno per il grande pubblico degli appassionati – alla sua attività di direttore d’orchestra non limitata alla musica del Novecento. Boulez si era fatto apprezzare come direttore d’orchestra fin dagli anni ’50 soprattutto come interprete di musica contemporanea ma già nel 1966 era stato chiamato a dirigere “Parsifal” a Bayreuth iniziando una collaborazione che sarebbe stata di importanza storica per la rilettura della musica di Wagner. Intanto arrivavano anche i primi successi discografici come il “Wozzeck” di Berg inciso lo stesso anno con protagonista Walter Berry caratterizzato da una riduzione all’essenziale del tessuto orchestrale alla ricerca di una chiarezza cameristica per altro solo parzialmente raggiunta per causa di un’orchestra – quella dell’Opera di Parigi – spesso non all’altezza delle richieste del direttore. Sempre a Berg è legata un’altra pagina storica della carriera di Boulez ovvero l’edizione parigina di “Lulu” (1979) eseguita per la prima volta nella sua integralità.

I dati essenziali dell’attività di direttore di Boulez derivano in sostanza dalla sua formazione musicale. Una concezione che mette sempre al centro le strutture musicale, la chiarezza del linguaggio formale evidenziata con un rigore assoluto in tutti i dettagli, anche quelli minimi, una capacità di far vivere la partitura quasi come corpo astratto, perfettamente compiuto in se stresso. Un approccio quindi inevitabilmente destinato a dividere critica e pubblica e al quale spesso tropo veniva sacrificato in fatto di emotività e vita teatrale ma ovviamente del massimo interesse culturale.

E se quasi per assurdo è la musica contemporanea ha soffrire maggiormente di queste cerebralità si veda il fin troppo snervato “Castello del Duca Barbablu” di Bartok inciso nel 1976 perfetto nel suo approccio teorico ma pochissimo teatrale o in una smorzatura fin eccessiva dei brucianti contrasti del “Moses un Aron” di Schomberg (1974) e nel repertorio wagneriano, apparentemente così antitetico alla sensibilità di Boulez, quello in cui avvengono i risultati più compiuti. Del “Parsifal” è fortunatamente conservata la registrazione della ripresa del 1970 con un cast forse non memorabile ma pienamente inserito nella lettura del direttore. Quello di Boulez è un “Parsifal” antitetico alla monumentalità di un Knappertbusch o di Solti m a retto da un assoluto rigore geometrico, da un senso di imperante luminosità, dove i primi si muovevano fra le ombre illuminate da improvvise fiammate coloristiche di una basilica bizantina istoriata di mosaici o di una cattedrale gotica dalle imponenti vetrate colorata che schermano e frangono la luce quello di Boulez ha la razionale e luminosa chiarezza di un’architettura del primo rinascimento italiano. Alleggerimento delle masse sonore che si accompagna ad una originalissima scelta di tempi di una stringatezza che non conosce confronti ma che gli permetto di compensare in nervosa tensione la teatrslità persa in monumentalità d’impianto.

Il suo capolavoro resto però il Ring del centenario firmato insieme a Patrice Chéreau (autore della regia) in una visione comune di scopi e di intenti che forse non ha confronti nel teatro musicale. Spettacolo per molti versi estremo, destinato inevitabilmente a dividere e a contrapporre oggi come allora ma i cui meriti interni non possono essere negati. Boulez e Chéreau leggono il Ring come la metafora dell’impossibile incontro di mito e realtà che la cultura romantica aveva sempre perseguito immerso in una realtà sostanzialmente borghese e anti-eroica avvolta in un flusso di emozioni e di memorie che superano e prescindono dall’azione, un Ring in questo perfettamente francese e proustiano nel suo gioco di memorie e di rimpianti. Il rigore formale di Boulez evidenzia i temi dell’immane partitura con una chiarezza senza precedenti e con una cura del dettaglio di derivazione cameristica ed anzi spesso l’intera partitura vibra di suggestioni cameristiche capaci di esprimere shakesperianamente il massimo della tragedia con il minimo della violenza sonora.

Dal 1960 insegnava composizione a Basilea e fra il 1971 e il 1977 è stato direttore principale della New York Philarmonic approfondendo i propri contati anche con la realtà musicale americana che già ben conosceva a seguito dall’amicizia di lunga data con John Cage. Si è spento il 5 gennaio 2016 a Baden Baden

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