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La nascita di un’autentica oreficeria nell’Europa del nord è un fatto relativamente recente, per quanto l’oro fosse conosciuto e saltuariamente usato fin dall’età del bronzo solo a cavallo fra il I a.C. e gli inizi del secolo successivo si assiste allo sviluppo di un’arte orafa avanzata in cui sono più che evidenti le influenze provenienti dal mondo ellenistico-romano e soprattutto dai centri greci e grecizzati della regione pontica attraverso le steppe dell’Europa orientale. Le più antiche forme dell’oreficeria nord-germanica e scandinava ovvero le perle biconiche e i pendenti piriformi sono di matrice mediterranea tanto nella forma quanto nella decorazione che utilizza i metodi della granulazione e della filigrana secondo procedimenti analoghi a quelli del mondo ellenistico con una dominante prevalenza della filigrana con fili ricavati per martellature successive che resterà in uso in Scandinavia fino agli albori dell’era vichinga quando anche al nord si diffonderà il metodo a trafila. Oggetti come le perle biconiche di Broa nel Gotland svedese e i pendenti di Albäck in Danimarca potrebbero tranquillamente essere scambiati per prodotti italici o ellenistici.

Questa situazione continua fino al II d.C. – ma produzioni parziali restano attive fino ai primi secoli del medioevo – quando si afferma un nuovo tipo di gioiello fatto da collari o bracciali massici, con semplice decorazione punzonata. Lungi da essere un ritorno a modalità barbariche questi nuovi ornamenti sono la conseguenza di un sempre più stretto contatto con il mondo romano e rappresentano una forma di economia proto-monetaria; si tratta infatti di esemplari a pesatura determinata funzionali agli scambi fra comunità e che adottato in modo sistematica le unità ponderali romane.

Particolare fortuna cominciano a godere i medaglioni imperiali romani (le cosiddette sportule” che cominciano a diffondersi sempre più profondamente oltre il limes a partire dalla fine del III d.C. Medaglioni celebrativi o dono fra élite questi esemplari di monete celebrative di alto valore intrinseco ed artistico erano particolarmente amati dalla nobiltà germanica che spesso li trasformava in pendenti con l’aggiunta di una cornice e di un anello di sospensione come nel caso di un esemplare dal tesoro visigoto di Simleul Silvaniei dove 14 medaglioni sono montati a formare un’unica monumentale collana.

La difficoltà d’accesso agli originali portò specie nelle regioni più periferiche ad una produzione imitativa, quello che però più sorprende è che queste popolazioni erano sostanzialmente in grado di leggere e di comprendere i valori simbolici dell’arte ufficiale tardo-antica e di piegarli alle proprie esigenze. I medaglioni di Bredstad in Danimarca e Bohuslän nella Svezia occidentale presentano ritratti che a prima vista sembrerebbero solamente imitazioni rozzamente provinciali di coni di età teodosiana ma alcuni elementi come il grande torques del ritratto danese o l’anello di tipo baltico evidenziato in quello svedese rendono molto probabile che a venir raffigurati sia capi locali che cercavano in qualche modo di far proprio il prestigio connesso alle immagini imperiali romane.

Questo ci introduce a quella che è per molti aspetti la più interessante delle produzioni orafe – e più in generale dell’intera arte figurativa – del mondo nordico, i “bratteati scandinavi”. Prodotti principalmente fra il 400 e il 550 d.C. circa in un’area compresa fra la Danimarca e la Svezia meridionale ma diffusi in tutto il mondo nordico fino alle coste norvegesi rappresentano il caso più emblematico di adozione da parte delle popolazioni norrene del periodo di moduli formali tardo-romani riusati però per esprimere concetti e tradizioni prettamente locali. Se gli esemplari più antichi – fine del IV d.C. – riproducono ancora soggetti romani come in un esemplare da Hov in Norvegia con un ritratto diademato con la tipica acconciatura dell’età teodosiana, gli esemplari subito successivi mostrano l’emergere sempre più chiaro l’elemento locale.

Intorno al 400 d.C. si data il medaglione di Tunalund, lo schema formale è ancora di evidente matrice mediterranea con il busto diademato – anche se reso in modo meno classico dell’esemplare precedente – circondato da un’iscrizione in caratteri imitanti l’alfabeto latino e apparentemente senza significato. Non si può non notare però il busto che si trasforma in un uccello quasi a voler rappresentare i poteri metamorfici della figura rappresentata e nella tradizione mitologica germanica quale noi la conosciamo nella tradizione medioevale quella è una delle peculiarità di Odino. L’immagine dell’imperatore si è trasformata in quella del primo fra gli Dei? Molti elementi sembrano confermarlo. Il primo è relativo ai contesti di ritrovamento, la quasi totalità dei medaglioni proviene da depositi votivi confermando uno stretto legame con la sfera del sacro. Inoltre le iconografie di molti esemplari indirizzano decisamente in quella direzione.

Molti degli esemplari rimandano ad Odino e al suo mondo. Non vi sono dubbi nel riconoscere il Dio nella figura a cavallo – spesso solo la testa posata sulla gruppo – che compare nella più numerosa serie di bratteati. Alcuni esemplari di particolare pregio come quello di Funen in Danimarca non solo emergono per la forza decorativa in cui disegno e iscrizione runica si fondono alla perfezione ma anche per la ricchezza iconografica che associa Odin cavalcante – in questo caso altre alla testa dalla complessa acconciatura ancora derivata da modelli romani dei primi del V d.C. stravolti da rovesciamento prospettico su un unico piano e con la sola treccia come aggiunta locale si identificano chiaramente anche il busto e la mano che regge le redini – il corvo totemico. Altri esemplari associano al Dio il cane o il serpente come nel caso di Røgenes in Norvegia dove la parte inferiore delle zampe del cavallo si trasforma in cani intenti a leccare la coscia dello stesso. Il gesto era ben noto alla medicina antica per le proprietà antisettiche della saliva canina e sembra voler identificare la funzione guaritrice di Odino; non si può escludere che il cane e il serpente siano mutuati dall’Esculapio romano proprio con questo valore a confermare la pluralità di modelli classici acquisiti ed elaborati dagli artigiani norreni. Probabilmente di origine romana è anche il mostro marino che compare sul medaglione di Snorup che reinterpreta secondo il gusto decorativo e lineare locale il ketos delle storie di Giona, interpretato da alcuni Gaimster come raffigurazione della vittoria simbolica di Odino sulla morte potrebbe anche raffigurare il serpente di Miðgarðr con valenze profilattiche analoghe alle immagini mostruose diffuse nel mondo mediterraneo.

Alcuni esemplari mostrano poi più complesso in cui appare un preciso intento narrativo. Un medaglione da Års mostra un guerriero stante con elmo dall’alto cimiero chiaramente derivato dal Marte romano, questo però impugna come arma un’ascia e soprattutto appare trafitto da una grande freccia che partendo dalla sua mano ruota fino a rivolgersi contro di lui, l’immagine si può facilmente leggere come raffigurazione dell’episodio – documentato nell’Edda – del sacrificio volontario di Odino colpito dal suo stesso giavellotto mentre era appeso all’albero sacrificale.

La scena più complessa è però quella che ritroviamo sull’esemplare di Failse con la morte di Baldr caratterizzata da una complessa composizione a tre personaggi. Al centro compare il giovane Dio mortalmente ferito dalla freccia di vischio. Alla sua destra troviamo la figura forse più interessante, si tratta di Loki trasformato in una vecchia per avvicinarsi a Baldr senza dare sospetto. L’artigiano danese si è ispirato per quest’insolita figura alle vittorie che accompagnavano le immagini imperiali che non solo il Dio è alato ma ancora si riconoscono il serto nella mano destra e la sfera su cui sono posati i piedi. Alla sinistra Odino – identificato dal corvo e dalla lancia – assiste alla scena.

I bratteati scandinavi ci danno importanti informazioni, essi mostrano la capacità di recezione e di reinterpretazione dei modelli classici, l’esistenza già nel V-VI d.C. di quella mitologia che conosciamo dalle fonti medioevali e che a questo orizzonte cronologica ci appare già evoluta ed organizzata nelle sue linee essenziali essi inoltre rappresentano una delle pochissime espressioni figurative del pantheon nordico e della necessità di dare a questo una componente visiva contrapposta al tentativo di penetrazione del cristianesimo e del suo linguaggio per immagini

Bracteate_from_Funen,_Denmark_(DR_BR42)

Medaglione bratteato da Funen

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Ricostruzione grafica dei medaglioni bratteati di Års e Failse

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